Nella Repubblica Dominicana ci sono immagini che raccontano da sole un Paese: il colmado che non dorme mai, la musica che purtroppo vibra dalle casse all’angolo di ogni strada, il profumo del café colado al mattino. E poi c’è lui: il motoconcho, l’infallibile, onnipresente, indispensabile re delle brevi distanze.
Per chi vive qui, ormai fa parte della normalità; per chi arriva dall’estero, soprattutto dall’Italia, è spesso la prima sorpresa. Ma al di là della simpatia, il motoconcho è molto più di un semplice passaggio in moto: è una vera istituzione nazionale, sociale ed economica, soprattutto nelle città di provincia e nelle zone costiere come Samaná, Las Terrenas e Las Galeras.
È il mezzo ideale per chi ha fretta, per chi deve spostarsi pochi minuti o per chi non vuole affrontare traffico, camminate sotto il sole dominicano o attese infinite.
Si ferma ovunque, parte in un attimo, conosce ogni scorciatoia e ogni buca della strada.
E soprattutto adattabilità totale.
Sul motoconcho si è visto di tutto: la spesa settimanale, taniche d’acqua, bambini che vanno a scuola, turisti con valigie improbabili, ammalati con la flebo innestata e persino cani, galline, maiali... L’impossibile non esiste: basta legare o tenere forte.
Per migliaia di dominicani, il motoconcho non è solo un lavoro: è una fonte di reddito immediata e flessibile, che permette di mantenere famiglie, pagare studi, coprire spese quotidiane.
È trasporto pubblico informale, ma efficiente, regolato da un equilibrio spontaneo: tutti conoscono le tariffe, tutti sanno dove trovarli e quasi sempre si stabilisce un rapporto tra cliente e motoconchista “di fiducia”.
Non si può ignorare un aspetto importante: la sicurezza.
Molti motoconcholins non usano casco, alcuni guidano in modo sportivo, la velocità è variabile come l’asfalto, e il traffico dominicano non è sempre prevedibile.
Negli ultimi anni le autorità hanno avviato campagne per regolarizzare il settore, introdurre caschi obbligatori, migliorare la formazione dei conducenti ed evitare l’uso del motoconcho per attività illecite.
Il percorso è ancora lungo, ma la consapevolezza cresce.
Al di là di tutto, è parte dell’identità dominicana.
È folclore urbano, è solidarietà spontanea, è il mezzo che arriva quando piove, quando la guagua non passa, quando bisogna essere puntuali o quando il colmado è troppo lontano per andare a piedi.
E per gli italiani che vivono qui?
Diventa presto un simbolo di adattamento: chi sale sul motoconcho per la prima volta capisce che sta entrando davvero nella vita quotidiana del Paese.





