venerdì 6 febbraio 2026

Onorificenza italiana a Las Terrenas: è legittimo chiedere chiarezza sui meriti riconosciuti




La notizia del conferimento dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia alla signora Elisabetta Copetti, Corrispondente Consolare d’Italia a Las Terrenas, pubblicata dal quotidiano locale De Interés Samaná, ha suscitato attenzione e interesse anche all’interno della comunità italiana residente nel nord-est della Repubblica Dominicana.

La cerimonia ufficiale si è svolta nel Salón de Actos del Ayuntamiento di Las Terrenas, alla presenza di numerose autorità dominicane e con la partecipazione dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana, Stefano Queirolo Palmas, accompagnato da funzionari dell’Ambasciata d’Italia. All’evento hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni nazionali e municipali, nonché personalità della vita sociale del territorio.

L’Ordine della Stella d’Italia rappresenta una delle più alte distinzioni della Repubblica Italiana ed è destinato a personalità che si siano distinte per impegno, dedizione e contributi concreti al rafforzamento dei rapporti tra l’Italia e le comunità all’estero. Proprio per l’importanza simbolica e istituzionale di tale riconoscimento, diversi lettori italiani hanno contattato la nostra redazione chiedendo di poter conoscere in modo più dettagliato le motivazioni specifiche che hanno portato all’attribuzione dell’onorificenza.

Nell’articolo si fa riferimento a “impegno”, “contributi” e “apporti” forniti nel corso degli anni, senza tuttavia entrare nel merito delle attività, delle iniziative o dei risultati concreti che avrebbero determinato il conferimento di una distinzione di così alto profilo. La richiesta che ci viene rivolta non ha carattere polemico né intende mettere in discussione la decisione delle autorità italiane, ma nasce da una comprensibile esigenza di trasparenza e chiarezza, soprattutto in un contesto territoriale ristretto come quello di Las Terrenas.

Va inoltre segnalato, per completezza di informazione, che alla cerimonia risultano essere stati invitati comunicatori e giornalisti dominicani locali, mentre non risulta la presenza di cronisti italiani, né l’invito a testate di informazione italiana operanti sul territorio. In particolare, non risulta invitato il direttore di Fatti Nostri, quotidiano online che da anni segue, con  redazione proprio a Las Terrenas, le vicende degli italiani residenti nel mondo.

Si tratta di un’osservazione che non intende alimentare polemiche, ma che evidenzia l’opportunità, in occasioni di questo rilievo istituzionale, di garantire un coinvolgimento equilibrato anche dell’informazione italiana, parte integrante della comunità direttamente interessata.

In realtà come questa, dove il Corrispondente Consolare rappresenta spesso l’unico punto di contatto diretto tra le istituzioni italiane e i cittadini residenti, una comunicazione più dettagliata sui criteri e sulle motivazioni di un’onorificenza contribuisce a rafforzare il rapporto di fiducia tra lo Stato italiano e la propria collettività all’estero.

Per questo motivo, come testata che si fa interprete delle domande dei propri lettori, riteniamo legittimo auspicare che tali chiarimenti possano essere forniti non solo dall’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Dominicana, ma anche attraverso il COMITES di Santo Domingo, organismo di rappresentanza della comunità italiana e naturale interlocutore tra i cittadini e le istituzioni diplomatico-consolari.

Una comunicazione più puntuale e articolata non farebbe che valorizzare ulteriormente il riconoscimento conferito, rendendone più chiaro il significato e ribadendo i principi di merito, servizio e trasparenza che dovrebbero accompagnare ogni onorificenza ufficiale.

Doppia cittadinanza: integrazione o rinuncia all’italianità?

 


C’è una domanda che ritorna spesso, quasi come un ritornello, tra gli italiani che vivono all’estero: avere la doppia cittadinanza significa rinunciare a una parte della propria italianità?
Per molti la risposta è scontata. Per me, no. Ed è una risposta netta.

Vivo nella Repubblica Dominicana da 26 anni. Qui ho lavorato, costruito relazioni, affrontato difficoltà, trovato affetti. È il Paese che mi ospita, che rispetto e che ringrazio. Ma non è il mio Paese.
E proprio per questo non chiederò mai la cittadinanza dominicana.

Essere integrati non significa cambiare identità

Negli ultimi anni si è diffusa un’idea quasi obbligatoria: per essere davvero integrati bisognerebbe diventare cittadini del Paese che ci accoglie. Come se il passaporto fosse una prova di lealtà.
Io non ci sto.

L’integrazione è rispettare le leggi, contribuire alla società, non sentirsi superiori, partecipare alla vita quotidiana del luogo in cui si vive.
L’identità, invece, è un’altra cosa. È lingua, memoria, cultura, storia, formazione. Ed è qualcosa che non si cambia firmando un modulo.

L’italianità non è un optional

Sono italiano.
Non “anche” italiano. Italiano e basta.

L’italianità non è una giacca che si toglie quando fa caldo, né un dettaglio burocratico. È il modo di pensare, di discutere, di criticare, di emozionarsi. È la fatica di spiegare chi siamo a chi non lo capisce. È la nostalgia che non se ne va. È anche l’arrabbiatura verso un’Italia che spesso dimentica chi vive fuori, ma che resta comunque casa.

Accettare una seconda cittadinanza, per me, significherebbe ammettere che l’identità è negoziabile. E io non lo credo.

Una scelta personale, non una condanna morale

Sia chiaro: non giudico chi sceglie la doppia cittadinanza.
Ci sono motivi pratici, familiari, lavorativi. Ognuno ha il proprio percorso.
Ma rivendico con forza il diritto opposto: quello di non dover dimostrare nulla a nessuno.

Non devo diventare dominicano per dimostrare rispetto alla Repubblica Dominicana.
Così come non ho smesso di essere italiano il giorno in cui ho preso un aereo con un biglietto di sola andata.

Orgogliosamente italiano, anche da lontano

Viviamo in un’epoca in cui l’identità viene spesso diluita, annacquata, resa fluida per comodità. Io rivendico il diritto alla coerenza, anche se scomoda.

Dopo 26 anni qui, potrei farlo.
Non lo farò.

Perché non sono dominicano.
Perché sono italiano.
E lo sono con orgoglio, anche – e forse soprattutto – vivendo lontano dall’Italia.

.Dove gli italiani in Repubblica Dominicana potranno seguire i Giochi Olimpici Invernali 2026


Da oggi al 22 febbraio 2026 l’Italia ospiterà i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, un appuntamento molto atteso anche dagli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana e che vorranno seguire le gare, gli atleti azzurri e le cerimonie ufficiali.

Ecco dove e come sarà possibile vedere le Olimpiadi invernali 2026 dal territorio dominicano.

TV e diritti per la Repubblica Dominicana

Per la Repubblica Dominicana, come per gran parte dell’America Latina (Brasile escluso), i diritti di trasmissione olimpica sono detenuti da Claro Sports.

Questo significa che:

  • le competizioni saranno trasmesse sui canali sportivi Claro Sports disponibili nei pacchetti TV locali;

  • sarà garantita una copertura ampia, con molte discipline trasmesse integralmente.

Claro Sports è già il riferimento abituale per eventi olimpici e grandi competizioni internazionali nella regione.

Streaming online e dispositivi digitali

Oltre alla TV tradizionale, Claro Sports offrirà:

  • dirette streaming sul proprio portale e sulle app ufficiali;

  • possibilità di seguire le gare su smartphone, tablet e smart TV;

  • contenuti on-demand e repliche delle competizioni principali.

L’accesso ai contenuti è valido solo dal territorio dominicano, in base ai diritti geografici.

E la Rai?

Molti italiani all’estero si chiedono se potranno seguire i Giochi tramite Rai Italia.
La risposta è chiara: Rai Italia non trasmetterà le gare olimpiche in diretta.

Il canale internazionale della RAI potrà eventualmente offrire:

  • servizi giornalistici,

  • speciali informativi,

  • sintesi e approfondimenti,

ma non le competizioni live, che restano riservate ai broadcaster con diritti locali.

Un appuntamento sentito anche ai Caraibi

Nonostante la distanza geografica, Milano-Cortina 2026 rappresenta un evento simbolico per molti italiani residenti nella Repubblica Dominicana, che potranno seguire:

  • le gare degli atleti azzurri,

  • le cerimonie,

  • le discipline più spettacolari degli sport invernali.

Grazie alla copertura di Claro Sports, anche dai Caraibi sarà possibile vivere le Olimpiadi italiane in tempo reale.

 

giovedì 5 febbraio 2026

Residenza nella Repubblica Dominicana: definitiva sulla carta, temporanea nei fatti

 


Tra gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana il tema della residenza torna ciclicamente, quasi ossessivamente. Non per ignoranza delle norme, ma per una sensazione diffusa: anche quando è “definitiva”, la residenza non dà mai una stabilità piena.

È giusto chiarirlo subito:
la residenza definitiva nella RD dura 10 anni. Non uno, non due.
Eppure, proprio qui nasce la questione.

Una “definitiva” che scade

In molti Paesi dell’area, la residenza definitiva è tale nel senso pieno del termine: non ha scadenza o richiede solo aggiornamenti simbolici. Nella RD, invece, anche dopo decenni di vita regolare, integrazione e spesa sul territorio, lo straniero deve rinnovare, ripresentarsi, ripagare.

Il messaggio implicito è chiaro:
sei benvenuto, ma non sei mai davvero stabile.

Quanto vale economicamente questa scelta

I dati ufficiali sulle entrate non sono pubblici, ma le stime sono realistiche. Tra residenze temporanee, permanenti e rinnovi decennali, decine di migliaia di stranieri pagano:

  • tasse amministrative,

  • visite mediche obbligatorie,

  • diritti di emissione,

  • costi indiretti (traduzioni, intermediari, spostamenti).

Anche con stime prudenti, il sistema delle residenze garantisce allo Stato dominicano decine di milioni di dollari l’anno. Entrate regolari, prevedibili, ricorrenti, pagate da persone che già contribuiscono all’economia locale vivendo, consumando e investendo nel Paese.

La domanda è inevitabile:
questo sistema serve solo al controllo migratorio o è diventato anche una forma di fiscalità silenziosa?

Il confronto che pesa

Il paragone con altri Paesi della regione è impietoso:

  • In Panamá, una volta ottenuta la residenza permanente, non esiste un rinnovo periodico oneroso.

  • In Costa Rica, lo Stato punta sulla stabilità del residente, non sul pagamento ripetuto.

  • In Méssico, dopo pochi anni si arriva a una condizione giuridica solida e duratura.

In questi Paesi lo straniero stabile è visto come risorsa a lungo termine.
Nella RD, invece, resta un ospite regolamentato nel tempo.

Il vero nodo non è la durata

Il problema non è se la residenza dura 2, 5 o 10 anni.
Il problema è che non esiste un punto di arrivo definitivo, una soglia oltre la quale lo Stato dica: “sei parte stabile di questo Paese”.

Anche dopo 20 o 30 anni:

  • nessuna stabilità giuridica piena,

  • nessun riconoscimento automatico,

  • nessuna riduzione strutturale degli oneri.

Solo rinnovi.

Una scelta legittima, ma politica

Sia chiaro: la Repubblica Dominicana ha il diritto sovrano di decidere come gestire l’immigrazione. Nessuno parla di discriminazione o di chiusura.
Ma è altrettanto legittimo dire che questo modello non è neutrale.

È una scelta politica ed economica che privilegia:

  • controllo continuo,

  • flessibilità per lo Stato,

  • entrate costanti,

a scapito della stabilità del residente straniero.

La RD invita, quindi, a vivere qui, promette qualità della vita, accoglie pensionati e imprenditori. Ma allo stesso tempo ricorda periodicamente una verità semplice:

puoi restare, ma a tempo. Sempre.

Non è un dettaglio burocratico.
È una visione dello Stato.


Italiani nella Repubblica Dominicana: politica o calcio? Una comunità divisa (ma prevedibile)

 


Tra gli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana la domanda torna spesso, soprattutto tra chi anima associazioni, giornali e iniziative comunitarie: ci si interessa davvero alla politica o si preferisce parlare di calcio?
La risposta, per quanto possa sembrare banale, è piuttosto chiara: dipende da chi, ma soprattutto da quando e da come.

Il calcio: linguaggio comune e rifugio quotidiano

Il calcio resta il collante più immediato. Serie A, Nazionale, Champions League: sono argomenti che uniscono pensionati, imprenditori, lavoratori stagionali e nuovi arrivati. Nei bar, nelle case e sui gruppi WhatsApp, una partita accende discussioni, battute e rivalità che fanno sentire “a casa”.

Il calcio è leggero, non divide troppo, non richiede impegno continuo. Ed è perfetto per una comunità eterogenea, spesso dispersa sul territorio e con poco tempo o voglia di confronti complessi.

La politica: interesse a intermittenza

La politica italiana, al contrario, interessa a fasi alterne. Le elezioni, i referendum, i temi che toccano direttamente la vita all’estero — pensioni, sanità, fiscalità, cittadinanza, servizi consolari — riaccendono l’attenzione. Poi, però, l’interesse tende a spegnersi.

Molti italiani nella RD vivono una sorta di distanza emotiva dalla politica nazionale: non perché manchi l’opinione, ma perché prevale la sensazione di contare poco o di essere ascoltati solo in campagna elettorale.

Politica locale? Quasi assente

La politica dominicana viene seguita poco e quasi sempre in modo superficiale. Le eccezioni riguardano temi molto concreti: sicurezza, economia, immigrazione, costo della vita. Raramente si va oltre.

In questo senso, l’italiano medio nella RD è più osservatore che protagonista, più interessato agli effetti pratici che ai dibattiti ideologici.

Informarsi sì, militare no

C’è una minoranza attiva — associazioni, rappresentanti istituzionali, volontari — che segue la politica con costanza e impegno. Ma per la maggioranza, l’approccio è pragmatico: leggere, commentare, lamentarsi, raramente partecipare.

Il calcio, invece, non chiede nulla: solo una partita, una birra e un’opinione.

Una sfida per l’informazione italiana all’estero

Per testate come L’ItaloDominicano, la vera sfida è proprio questa: raccontare la politica senza farla pesare, legarla alla vita quotidiana, spiegare perché una decisione a Roma può incidere più di un risultato domenicale.

Perché alla fine, anche chi dice di non interessarsi alla politica, ne subisce comunque le conseguenze. Il calcio, invece, resta una passione. La politica, volenti o nolenti, è una realtà.

Dollaro e peso dominicano: dove stiamo andando? Un tema che preoccupa gli italiani nella RD

 


Per gli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana, il cambio tra dollaro statunitense e peso dominicano non è un argomento astratto da pagine economiche, ma una questione concreta e quotidiana. Affitti, spesa, bollette, pensioni dall’Italia o dagli Stati Uniti, piccoli investimenti: tutto passa, in un modo o nell’altro, dal tasso di cambio.

Negli ultimi mesi il rapporto tra dollaro e peso ha mostrato oscillazioni che generano incertezza, soprattutto tra chi percepisce redditi in valuta estera ma sostiene spese locali. Ogni variazione, anche minima, si riflette immediatamente sul potere d’acquisto.

Perché il cambio conta così tanto per gli italiani qui

Molti connazionali residenti nell’isola ricevono pensioni o entrate in euro o dollari, mentre vivono in pesos. Quando il dollaro si rafforza, chi incassa valuta estera respira; quando invece il peso recupera terreno, il margine si riduce. Il problema è l’imprevedibilità: fare previsioni o programmare spese a medio termine diventa sempre più complicato.

A questo si aggiunge un altro elemento: molti settori dell’economia dominicana — turismo, immobili, energia — ragionano in dollari, anche quando i salari e le spese quotidiane restano in pesos. Il risultato è una sensazione diffusa di squilibrio.

Cosa influenza il cambio

Le dinamiche sono molteplici:

  • l’andamento dell’economia statunitense,

  • le politiche monetarie internazionali,

  • i flussi turistici e di rimesse,

  • le decisioni di politica economica interna.

Su quest’ultimo punto, un ruolo centrale lo svolge il Banco Central de la República Dominicana, che negli ultimi anni ha cercato di mantenere una certa stabilità, evitando scossoni bruschi ma senza poter controllare completamente i fattori esterni.

Dove potremmo “andare a finire”

La domanda che molti italiani si pongono è semplice: conviene cambiare ora o aspettare? Tenere dollari, euro o pesos? La verità è che non esistono risposte sicure. Tuttavia, cresce la percezione che la stabilità assoluta sia un’illusione e che occorra imparare a convivere con un cambio flessibile.

Per chi vive stabilmente nella RD, questo significa soprattutto prudenza: evitare di concentrare tutto in una sola valuta, programmare le spese importanti e seguire con attenzione l’evoluzione economica locale e internazionale.

Un tema da seguire, non da subire

Per la comunità italiana in Repubblica Dominicana, il cambio dollaro-peso non è solo una questione finanziaria, ma un indicatore di sicurezza e qualità della vita. Capirlo, discuterne e informarsi resta fondamentale per non subirne passivamente gli effetti.

mercoledì 4 febbraio 2026

Il Com.It.Es. di Santo Domingo porta al CGIE due proposte di riforma sul voto degli italiani all’estero

 


Nel corso della recente Assemblea Ordinaria, il Com.It.Es. di Santo Domingo ha approvato due proposte sul tema del voto degli italiani residenti all’estero, deliberando di trasmetterle alla III Commissione tematica del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), competente in materia di diritti civili, cittadinanza e partecipazione.

Le proposte nascono dall’esperienza diretta maturata negli anni dalla comunità italiana nella Repubblica Dominicana e dal lavoro svolto dal Com.It.Es., anche in occasione delle precedenti consultazioni elettorali e referendarie, durante le quali sono emerse criticità operative ampiamente documentate.

«Il Com.It.Es. di Santo Domingo compie oggi un passo importante», dichiara la Presidente Licia Colombo. «Dopo aver denunciato con serietà e senso di responsabilità le debolezze del sistema di voto all’estero, passiamo ora a una fase propositiva, mettendo sul tavolo soluzioni concrete costruite a partire dall’esperienza reale dei nostri connazionali.»

Una delle proposte è stata presentata dal Segretario Flavio Bellinato, che sottolinea il valore politico e istituzionale del percorso intrapreso:«La proposta che ho presentato nasce dal lavoro sul campo, dall’ascolto dei cittadini e dall’analisi delle criticità emerse negli anni. L’obiettivo è contribuire in modo costruttivo al miglioramento dell’effettivo esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero.»

Accanto a essa, l’Assemblea ha approvato anche una mozione presentata dal Consigliere Giuseppe Visca, che evidenzia: «Il voto all’estero è un diritto costituzionale che va tutelato. Il lavoro del Com.It.Es. dimostra che, partendo dai territori, è possibile avanzare proposte utili e credibili per alimentare il dibattito nazionale.»

Le due proposte, entrambe consultabili sul sito web del Com.It.Es. di Santo Domingo, nella sezione "Documenti", sono state trasmesse alla III Commissione del CGIE grazie al coinvolgimento del Consigliere di nomina governativa Paolo Dussich, residente nella Repubblica Dominicana e membro della Commissione stessa.

«Il valore di queste proposte sta innanzitutto nel metodo», afferma Dussich. «Arrivano da un Com.It.Es. attivo, che ha saputo trasformare le criticità riscontrate in indicazioni operative. Sarà mio impegno portarle all’attenzione della III Commissione affinché possano essere oggetto di un confronto serio e approfondito.»

Con questa iniziativa, il Com.It.Es. di Santo Domingo conferma il proprio ruolo di ponte tra le comunità italiane all’estero e le istituzioni centrali, contribuendo in modo concreto al dibattito sul futuro della rappresentanza e della partecipazione democratica degli italiani nel mondo, rafforzando al contempo la propria credibilità agli occhi dei cittadini.