A Las Terrenas
non servono cicloni per andare in crisi. Basta un temporale.
Le strade
diventano fiumi, le case si allagano, le attività chiudono per giorni. Famiglie
intere spalano fango con la sensazione che tutto questo non sia una disgrazia
naturale, ma la conseguenza diretta di scelte precise.
E oggi la domanda
comincia a circolare con inquietante insistenza: siamo arrivati al punto di una fuga da Las Terrenas?
Per anni le zone
umide hanno rappresentato il naturale sistema di drenaggio del territorio.
Erano il polmone idraulico della città.
Poi sono arrivate
le ruspe.
Paludi riempite di caliche. Terreni livellati. Permessi concessi. Cemento.
L’Ayuntamiento
de Las Terrenas ha continuato ad autorizzare costruzioni anche in aree che
storicamente erano destinate ad assorbire l’acqua piovana.
Il risultato è
sotto gli occhi di tutti: l’acqua, privata dei suoi sfoghi naturali, entra nelle case.
Non è maltempo.
È pianificazione assente.
C’è poi un altro
problema, altrettanto grave e troppo spesso ignorato.
Chi vive lungo il torrente Caño Seco sa bene cosa accade ogni volta che piove: i rifiuti gettati
senza controllo lungo le sue sponde vengono trascinati verso il mare.
Plastica, sacchi,
scarti domestici.
Tutto finisce sulle spiagge.
Le cartoline
turistiche diventano discariche galleggianti. Il danno non è solo ambientale: è
economico, d’immagine, strutturale.
Non si può
parlare di “sviluppo turistico” mentre le spiagge si riempiono dei rifiuti che
noi stessi non sappiamo gestire.
È troppo comodo
parlare di fatalità.
Le responsabilità sono
chiare:
- Permessi edilizi concessi senza una
visione idrogeologica seria.
- Controlli inesistenti o inefficaci
sulle costruzioni in aree sensibili.
- Assenza di una politica rigorosa di
gestione dei rifiuti nelle zone fluviali.
- Mancanza di educazione ambientale e
sanzioni reali.
La politica
locale ha privilegiato la crescita rapida alla sostenibilità.
E ora la città presenta il conto.
Sempre più
residenti – dominicani e stranieri – parlano apertamente di andarsene.
Non è isteria. È
sfiducia.
Quando ogni
stagione delle piogge diventa un incubo, quando il valore delle case è
minacciato dagli allagamenti e quando le spiagge simbolo della città vengono
invase dai rifiuti, la domanda diventa inevitabile: vale ancora la pena
restare?
Se si vuole
evitare un declino irreversibile, servono decisioni immediate:
- Moratoria immediata sui nuovi
permessi edilizi
nelle aree a rischio.
- Recupero e riapertura dei canali
naturali di drenaggio.
- Piano serio di gestione e controllo
dei rifiuti lungo il Caño Seco.
- Sanzioni reali per chi scarica
illegalmente.
- Trasparenza totale sulle concessioni
edilizie degli ultimi anni.
Non servono
slogan.
Servono atti amministrativi concreti.
Las Terrenas è
cresciuta senza freni. Ora rischia di pagare un prezzo altissimo.
La pioggia
continuerà a cadere.
Il mare continuerà a restituire ciò che gli gettiamo dentro.
La vera domanda è
un’altra:
chi avrà il coraggio di fermare questa deriva prima che la fuga da Las
Terrenas diventi realtà?