giovedì 26 febbraio 2026

Agevolazioni fiscali per i pensionati dall’estero: avanti il ddl in Senato


Passaggio rapido in Commissione Finanze del Senato per il disegno di legge presentato dal senatore Matera (Fratelli d’Italia), che introduce agevolazioni fiscali per i pensionati residenti fuori dall’Unione europea che decidono di trasferire la propria residenza fiscale in Italia, scegliendo piccoli comuni situati nelle aree comprese nella Strategia nazionale per le aree interne.

Nel corso della seduta di ieri, la Commissione ha accolto la proposta del presidente Massimo Garavaglia (Lega), stabilendo per le ore 12 di giovedì 5 marzo il termine ultimo per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno.

Il provvedimento prevede un’imposta sostitutiva con aliquota agevolata al 4% per un periodo di 15 anni a favore dei pensionati che trasferiscono la residenza in uno dei comuni interessati.

Ennio Marchetti torna al romanzo con “La Medaglia – Il potere che non si vede”

 


Un racconto sul confine sottile tra servizio, influenza e responsabilità

Con La medaglia – Un potere che non si vede, Ennio Marchetti firma un romanzo intenso e misurato, ambientato nei Caraibi ma profondamente europeo nello sguardo. Una storia che scava nel lato meno visibile del potere: quello che non si proclama, non si ostenta, ma agisce attraverso relazioni, silenzi, attese e piccoli gesti quotidiani.

Il protagonista, Eliseo Firmani, è un uomo qualunque solo in apparenza: gestisce una cartoleria in una cittadina costiera e conduce una vita ordinata, quasi invisibile. Quando accetta l’incarico di console onorario, scopre che il ruolo non comporta vere autorità formali, ma apre accessi, crea aspettative, genera dipendenze. Da quel momento, ogni decisione – anche la più minima – inizia ad avere un peso.

Marchetti costruisce il romanzo come un lento scivolamento: non c’è un evento di rottura, non c’è una caduta improvvisa. C’è piuttosto una trasformazione graduale, fatta di compromessi accettati per necessità, di confini spostati di poco, di una normalità che diventa ambigua. Il potere, suggerisce l’autore, non nasce quasi mai da un abuso evidente, ma dall’abitudine a “rendere le cose sostenibili”.

Accanto alla dimensione istituzionale e sociale, La medaglia introduce una linea narrativa più intima e simbolica: il rapporto tra Eliseo e Lucky, un cane randagio raccolto davanti a casa. Una presenza silenziosa che accompagna il protagonista come una coscienza muta, osservando senza giudicare, ricordando ciò che resta umano quando tutto il resto diventa funzione.

Lo stile è asciutto, preciso, privo di enfasi. Marchetti affida la tensione non ai colpi di scena, ma alla coerenza psicologica dei personaggi e alla credibilità dei contesti. Il risultato è un romanzo che non offre risposte rassicuranti, ma pone domande scomode: fino a che punto l’efficienza giustifica la selezione? Quando il servizio diventa controllo? E cosa resta, alla fine, di chi “aiuta” senza più distinguere tra giusto e utile?

La medaglia – Un potere che non si vede si inserisce nel percorso narrativo più maturo dell’autore, già noto per i suoi testi dedicati all’esperienza dell’emigrazione, ai meccanismi sociali e alle zone d’ombra del vivere contemporaneo. Un libro che parla agli italiani all’estero, ma anche – e soprattutto – a chi riconosce nel potere discreto una delle forme più pervasive del nostro tempo.

📘 Titolo: La medaglia – Un potere che non si vede
✍️ Autore: Ennio Marchetti
📖 Genere: Romanzo

https://www.lulu.com/it/shop/ennio-marchetti/la-medaglia/paperback/product-84wg94v.html?q=La+Medaglia+Ennio+Marchetti&page=1&pageSize=4


Fuga da Las Terrenas? I colpevoli non pagano mai

 


A Las Terrenas basta una pioggia normale per far emergere una verità scomoda: il disastro non è naturale, è amministrato.
Strade sommerse, case allagate, negozi chiusi, spiagge trasformate in discariche. E ogni volta la stessa giustificazione: “È colpa delle piogge”.

No.
Le piogge non sono colpevoli. I responsabili hanno nomi, ruoli e firme.

Distruggere le paludi, poi stupirsi

Le paludi e le zone umide attorno a Las Terrenas non erano un fastidio da eliminare. Erano un sistema di protezione naturale.
Sono state riempite di terra, caliche e cemento per fare spazio a costruzioni private, spesso in violazione del buon senso prima ancora che delle norme.

Chi ha autorizzato questi interventi sapeva perfettamente cosa stava facendo.
E oggi quegli stessi luoghi, privati della loro funzione naturale, si trasformano in bacini d’acqua che invadono il paese.

I permessi: l’atto originario del disastro

Ogni edificio costruito in una zona di drenaggio naturale ha un colpevole preciso: chi ha firmato il permesso.
Non si tratta di errori tecnici, ma di decisioni politiche e amministrative. Decisioni che hanno favorito interessi privati a scapito della collettività.

Rifiuti verso il mare, nessun controllo

I canali naturali trascinano rifiuti fino alle spiagge. Plastica, sacchi, detriti.
Ma quei rifiuti non cadono dal cielo. Vengono buttati, tollerati, ignorati.

Dov’è il controllo?
Dov’è la prevenzione?
Dov’è la sanzione?

In un paese che vive di turismo, la distruzione delle spiagge non è solo degrado ambientale: è suicidio economico.

Eppure nessuno paga

Ed eccoci al punto centrale.
I colpevoli non pagano mai.

Non pagano chi ha autorizzato costruzioni sbagliate.
Non pagano chi ha chiuso gli occhi davanti all’abusivismo.
Non pagano chi non ha vigilato sui rifiuti.
Non pagano nemmeno politicamente, perché nessuno chiede conto delle conseguenze.

Pagano i cittadini.

Pagano i residenti.

Pagano quelli che avevano creduto in Las Terrenas come progetto di vita.

Fuga o rassegnazione?

Quando un territorio smette di offrire sicurezza, servizi e prospettive, la fuga non è isteria: è sopravvivenza.
Sempre più persone si pongono una domanda semplice e dolorosa: vale ancora la pena restare?

Finché non si romperà questo schema perverso – profitto privato, danno pubblico, impunità totale – nessun piano, nessuna promessa, nessuna inaugurazione servirà a qualcosa.

Perché la pioggia smette.
Il cemento resta.
E chi ha sbagliato, finora, non ha mai pagato nulla.

La Repubblica Dominicana punta a un salto digitale: Abinader presenta una strategia per il futuro

 


Il presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader, ha annunciato un ambizioso progetto di trasformazione tecnologica che, a suo giudizio, potrebbe segnare una svolta epocale nel percorso di sviluppo del Paese. Secondo il capo dello Stato, la nazione caraibica si trova “sulla soglia di un salto esponenziale nel campo digitale”, una fase che – se realizzata – potrebbe generare nuovi posti di lavoro qualificati, attrarre investimenti esteri e rafforzare il ruolo del Paese come punto di riferimento regionale per l’innovazione e la tecnologia.

L’annuncio è stato fatto durante un incontro con oltre 400 studenti di scuole pubbliche e private nel Distretto Nazionale di Santo Domingo, dove Abinader ha sottolineato che questa spinta verso il digitale è parte di una strategia nazionale più ampia basata su tre pilastri: istruzione, innovazione e rafforzamento delle istituzioni.

Al centro della strategia c’è una collaborazione con Google, insieme a progetti con altri partner tecnologici come NVIDIA, per sviluppare tecnologie avanzate e rafforzare l’economia digitale. Tra le iniziative principali c’è anche il potenziamento delle infrastrutture per l’assemblaggio di semiconduttori, componenti chiave dell’industria tecnologica globale.

Formazione e istruzione come motore del cambiamento

Il presidente ha ribadito che l’ampliamento dell’istruzione superiore è un elemento fondamentale di questo percorso. Ha evidenziato la crescita della Universidad Autónoma de Santo Domingo, l’università pubblica più antica dell’America, e il sostegno alle università private no-profit in diverse province. Parallelamente, l’Instituto Nacional de Formación Técnico Profesional (Infotep) ha visto un’espansione significativa: da 8 a 67 centri in tutto il territorio, con l’obiettivo di rafforzare l’istruzione tecnica e professionale, considerata cruciale per l’occupazione giovanile.

Nel settore preuniversitario, il governo punta a triplicare il numero di aule per la prima infanzia, potenziare i programmi di trasporto scolastico per combattere l’abbandono e modernizzare laboratori e laboratori tecnici nelle scuole superiori. Inoltre, è previsto il completamento di circa 140 strutture coperte in istituti scolastici durante l’anno, un progetto nato dopo la proposta di una studentessa durante l’incontro.

Giovani, competenze digitali e futuro

Abinader ha invitato i giovani a utilizzare strumenti come la piattaforma “Beca Tu Futuro”, gestita dal Ministero dell’Istruzione Superiore, per accedere a borse di studio nazionali e internazionali, evidenziando che molte opportunità restano inesplorate per mancanza di candidature. Inoltre, ha incoraggiato gli studenti ad approfittare delle moderne tecnologie, dell’intelligenza artificiale e delle risorse educative disponibili online per arricchire la propria formazione.

Un modello di sviluppo digitale per la regione

Il presidente ha collegato questa spinta digitale a indicatori più ampi di sviluppo nazionale, come la riduzione della povertà monetaria – passata dal 25,5% nel 2019 al 17,3% nel 2025 con l’obiettivo di arrivare al 15% entro il 2028 – e la posizione della Repubblica Dominicana come settima economia dell’America Latina. Secondo Abinader, il rafforzamento del turismo, delle zone franche, dell’agroindustria e delle tecnologie emergenti costituiscono una base solida per la crescita futura.

Il presidente ha posto l’accento anche su riforme istituzionali, inclusa una modifica costituzionale volta a limitare le estensioni dei mandati presidenziali e ad accrescere l’indipendenza del Ministero Pubblico, misure che – ha affermato – rafforzano la fiducia degli investitori e la sicurezza giuridica nel Paese.

Con questo quadro, la Repubblica Dominicana si propone di consolidarsi non solo come un hub digitale regionale, ma anche come un modello di trasformazione tecnologica inclusiva, con la generazione di competenze e opportunità per le nuove generazioni.

Mentre il Paese affrontava un blackout nazionale, Las Galeras ha mantenuto il servizio grazie alla sua generazione locale


Lo scorso lunedì 23 febbraio, gran parte del territorio nazionale ha subito una significativa interruzione del servizio elettrico, che ha colpito milioni di utenti in diverse regioni del Paese, comprese aree in cui il blackout è durato fino a 14 ore. Tuttavia, nel distretto municipale di Las Galeras la situazione è stata diversa.

Grazie alla propria capacità di generazione locale, le reti gestite dalla Compañía de Luz y Fuerza sono riuscite a garantire la continuità della fornitura elettrica alla comunità, attenuando gli effetti dell’evento che ha invece colpito le zone dipendenti esclusivamente dal Sistema Elettrico Nazionale Interconnesso (SENI).

Questa resilienza è resa possibile da una matrice energetica diversificata installata nella zona, che combina un centro di generazione termica con una capacità di 6,6 MW, integrato da 900 kW di generazione solare e 275 kW di energia eolica. L’integrazione di queste fonti consente una maggiore flessibilità operativa e rafforza la capacità di risposta del sistema locale di fronte a contingenze esterne.

Un modello di resilienza energetica locale

L’operatività elettrica di Las Galeras rappresenta un punto di riferimento in termini di resilienza. Grazie alla presenza di infrastrutture di generazione in loco, il sistema gode di un più elevato grado di autonomia rispetto alle perturbazioni esterne.


 

Questo approccio riduce la dipendenza immediata dal sistema di trasmissione nazionale, facilita una risposta più rapida agli eventi imprevisti e contribuisce alla stabilità del servizio sia per i residenti sia per il settore turistico.

Per comunità con un elevato potenziale turistico e una crescita sostenuta, come Las Galeras, la continuità della fornitura elettrica è essenziale per l’attività economica, la sicurezza e la qualità della vita.

Impegno per il miglioramento continuo

L’operazione locale prosegue il proprio lavoro in modo costante per rafforzare l’affidabilità del sistema, ottimizzare l’efficienza operativa e avanzare progressivamente verso soluzioni energetiche sempre più sostenibili, in coerenza con la visione di sviluppo del territorio.

Eventi come quello verificatosi oggi riaffermano l’importanza di investire in infrastrutture energetiche robuste, flessibili e diversificate, soprattutto in territori con caratteristiche geografiche particolari. L’esperienza di Las Galeras dimostra come una matrice che integra generazione termica, solare ed eolica possa consolidarsi come esempio nazionale di resilienza energetica e sostenibilità territoriale.


mercoledì 25 febbraio 2026

Fuga da Las Terrenas? Piogge, paludi distrutte e spiagge sommerse dai rifiuti: il prezzo di uno sviluppo senza regole

 


A Las Terrenas non servono cicloni per andare in crisi. Basta un temporale.

Le strade diventano fiumi, le case si allagano, le attività chiudono per giorni. Famiglie intere spalano fango con la sensazione che tutto questo non sia una disgrazia naturale, ma la conseguenza diretta di scelte precise.

E oggi la domanda comincia a circolare con inquietante insistenza: siamo arrivati al punto di una fuga da Las Terrenas?

Per anni le zone umide hanno rappresentato il naturale sistema di drenaggio del territorio. Erano il polmone idraulico della città.

Poi sono arrivate le ruspe.
Paludi riempite di caliche. Terreni livellati. Permessi concessi. Cemento.

L’Ayuntamiento de Las Terrenas ha continuato ad autorizzare costruzioni anche in aree che storicamente erano destinate ad assorbire l’acqua piovana.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’acqua, privata dei suoi sfoghi naturali, entra nelle case.

Non è maltempo.
È pianificazione assente.

C’è poi un altro problema, altrettanto grave e troppo spesso ignorato.


Chi vive lungo il torrente Caño Seco sa bene cosa accade ogni volta che piove: i rifiuti gettati senza controllo lungo le sue sponde vengono trascinati verso il mare.

Plastica, sacchi, scarti domestici.
Tutto finisce sulle spiagge.

Le cartoline turistiche diventano discariche galleggianti. Il danno non è solo ambientale: è economico, d’immagine, strutturale.

Non si può parlare di “sviluppo turistico” mentre le spiagge si riempiono dei rifiuti che noi stessi non sappiamo gestire.

È troppo comodo parlare di fatalità.

Le responsabilità sono chiare:

  • Permessi edilizi concessi senza una visione idrogeologica seria.
  • Controlli inesistenti o inefficaci sulle costruzioni in aree sensibili.
  • Assenza di una politica rigorosa di gestione dei rifiuti nelle zone fluviali.
  • Mancanza di educazione ambientale e sanzioni reali.

La politica locale ha privilegiato la crescita rapida alla sostenibilità.
E ora la città presenta il conto.

Sempre più residenti – dominicani e stranieri – parlano apertamente di andarsene.

Non è isteria. È sfiducia.

Quando ogni stagione delle piogge diventa un incubo, quando il valore delle case è minacciato dagli allagamenti e quando le spiagge simbolo della città vengono invase dai rifiuti, la domanda diventa inevitabile: vale ancora la pena restare?

Se si vuole evitare un declino irreversibile, servono decisioni immediate:

  1. Moratoria immediata sui nuovi permessi edilizi nelle aree a rischio.
  2. Recupero e riapertura dei canali naturali di drenaggio.
  3. Piano serio di gestione e controllo dei rifiuti lungo il Caño Seco.
  4. Sanzioni reali per chi scarica illegalmente.
  5. Trasparenza totale sulle concessioni edilizie degli ultimi anni.

Non servono slogan.
Servono atti amministrativi concreti.

Las Terrenas è cresciuta senza freni. Ora rischia di pagare un prezzo altissimo.

La pioggia continuerà a cadere.
Il mare continuerà a restituire ciò che gli gettiamo dentro.

La vera domanda è un’altra:
chi avrà il coraggio di fermare questa deriva prima che la fuga da Las Terrenas diventi realtà?